Un lingotto può essere raffinato in un Paese, commercializzato in un altro e contenere oro estratto altrove. Mentre cresce l’interesse mondiale per il metallo, origine e tracciabilità diventano temi sempre più rilevanti.
Dove nasce l’oro contenuto in un lingotto? La risposta può essere meno immediata di quanto sembri.
Prima di raggiungere il mercato, infatti, il metallo può percorrere migliaia di chilometri: dalla miniera passa attraverso commercianti e intermediari, attraversa frontiere, raggiunge una raffineria e soltanto dopo assume la forma con cui viene acquistato.
Per questo il luogo in cui un lingotto viene raffinato o commercializzato non coincide necessariamente con quello in cui il metallo è stato estratto.
Una distinzione che sta assumendo crescente importanza in un mercato dell’oro sempre più internazionale.
di Emilia Beria d’Argentine
Il nodo dell’origine
A mostrare la complessità dei flussi sono i dati relativi all’Africa. Una ricerca sul commercio aurifero ha stimato che tra il 2012 e il 2022 gli Emirati Arabi Uniti abbiano importato dal continente 2.596 tonnellate di oro alle quali non corrispondevano esportazioni dichiarate nei Paesi africani di provenienza.
Il dato non dimostra che tutto quel metallo fosse illegale. Segnala però quanto possa essere difficile ricostruire alcuni flussi, soprattutto dove estrazione artigianale, commercio informale, contrabbando e sistemi di controllo meno strutturati finiscono per sovrapporsi.
L’oro presenta inoltre una particolarità: può essere fuso, raffinato e mescolato. Se durante questi passaggi si perde la documentazione sull’origine, ricostruire successivamente la storia del metallo diventa molto più complesso.
Ed è qui che la tracciabilità assume un valore concreto.
Non basta sapere dove è stato raffinato
Gli standard internazionali di responsible sourcing distinguono l’origine dell’oro dalla sua successiva catena di custodia. Per il metallo di nuova estrazione, il punto di partenza è la miniera.
Da lì, documentazione e procedure di due diligence servono a raccogliere e conservare informazioni sugli operatori e sul percorso compiuto dal metallo.
Le raffinerie presenti nella Good Delivery List della LBMA sono tenute ad applicare programmi di approvvigionamento responsabile e a sottoporre i propri sistemi a verifiche indipendenti annuali. L’attenzione riguarda anche rischi come riciclaggio, finanziamento dei conflitti e violazioni dei diritti umani.
Questo non significa che la dicitura Good Delivery rappresenti, da sola, una garanzia assoluta sull’intera storia di ogni lingotto. È piuttosto uno degli elementi di un sistema di controlli che punta a rendere più trasparente la filiera.
Un mercato da 380 miliardi in sei mesi
Il tema acquista ancora più peso considerando le dimensioni raggiunte dal mercato. Secondo il World Gold Council, nel primo semestre 2026 la domanda mondiale di oro ha raggiunto 2.522 tonnellate, per un valore di circa 380 miliardi di dollari.
Nel solo secondo trimestre le banche centrali hanno acquistato circa 289 tonnellate nette, confermando il ruolo che il metallo continua a ricoprire anche nelle riserve ufficiali.
Ma la crescita dell’interesse porta con sé anche una maggiore attenzione a ciò che esiste dietro il prodotto finale.
Per chi osserva l’oro fisico, quindi, alla domanda “quanto vale?” se ne affianca sempre più chiaramente un’altra: “da dove arriva?”
Perché due lingotti possono avere lo stesso peso e la stessa purezza, ma ciò che sappiamo del percorso compiuto dal metallo prima di arrivare sul mercato può essere molto diverso.
Fonti e approfondimenti
Last modified: Ottobre 21, 2026








