Scritto da 9:55 am Attualità, Livorno

A 32 anni di distanza dalla tragedia del Moby Prince

LIVORNO – Ci sono eventi che è impossibile cancellare dalla memoria di chi li ha vissuti, così come è giusto ricordarli affinché non si debbano più ripetere, trattandosi, in questo caso, di quella che è stata, in termini di vite umane, la più grande tragedia che abbia colpito la Marina Mercantile Italiana dal secondo dopoguerra ai giorni nostri.

di Giovanni Manenti

E così, anche se sono oramai trascorsi oltre 30 anni da quella tragica serata, appare ancora tutto così assurdo su come, il 10 aprile 1991 al Porto di Livorno, il traghetto “Moby Prince”, mollati gli ormeggi per la rotta Livorno-Olbia poco dopo le ore 22:00, abbia potuto colpire con la prua la petroliera “Agip Abruzzo”, penetrando all’interno della cisterna numero 7, contenente circa 2700 tonnellate di petrolio Iranian Light.

Parte del petrolio fuoriuscito dalla cisterna della petroliera si riversa in mare, parte invece investe in pieno la prua del traghetto ed, a causa delle scintille prodotte dallo sfregamento delle lamiere delle due navi al momento dell’impatto, prende rapidamente fuoco, incendiando il traghetto e senza lasciare scampo ai 140 occupanti, vale a dire l’intero equipaggio, formato da 65 persone agli ordini del comandante Ugo Chessa e 75 passeggeri, fatto salvo il giovane mozzo napoletano Alessio Bertrand, unico sopravvissuto per puro miracolo.

Sulle cause che portarono alla drammatica collisione si fece avanti l’ipotesi, anche da parte degli Organi di stampa dell’epoca, che l’equipaggio potesse essere stato distratto dalla contemporanea diretta televisiva della gara di Coppa delle Coppe fra Barcellona e Juventus, circostanza viceversa decisamente respinta dalla testimonianza del citato unico superstite, il quale, durante vari interrogatori, ha più volte dichiarato di aver personalmente portato alcuni panini in plancia comandi e come il personale di guardia si trovasse al proprio posto nella gestione del traghetto.

Purtroppo, come in tante analoghe tragedie verificatesi nel Bel Paese, a distanza di oltre 30 anni – e dopo due processi ed altrettante Commissioni d’inchiesta parlamentari – la verità di come siano effettivamente andate le cose, non è ancora stata appurata, restando a perenne ricordo delle vittime una lapide coi loro nomi incisi e le loro famiglie che reclamano una giustizia che a questo punto è lecito chiedersi se mai arriverà.

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Last modified: Aprile 10, 2023
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