Scritto da 11:57 am Italia, Cultura

“Ruggine”, il neo-western toscano che scava nelle ombre del caporalato

Firenze (venerdì, 28 novembre 2025) — Un paesaggio rurale consumato dal tempo, un sistema che corrode e un uomo che, dopo anni di silenzi, decide finalmente di vedere. È questo il cuore di Ruggine, il nuovo cortometraggio scritto e diretto da Filippo Tamburini, girato interamente a Piombino e sostenuto da MiC e SIAE tramite il programma “Per Chi Crea”, con il patrocinio del Comune.

di Benedetta Rubini

Ambientato nel 2025, il corto segue Gas, interpretato da Ermanno De Biagi, un sessantenne che ha trascorso la sua vita nei campi dell’azienda agricola di Patrizio. Per anni ha accettato senza reagire il meccanismo sporco che regola il lavoro dei braccianti, compresi traffici illeciti e smaltimenti clandestini. Ma la scomparsa improvvisa del giovane Idrissa, ferito durante la raccolta, incrina un equilibrio che tutti fingono di non mettere in discussione. A spingerlo a rompere il silenzio è Papis, l’amico che cerca disperatamente di ritrovarlo.

Con atmosfere da neo-western e toni drammatici, Ruggine racconta il caporalato non solo come un sistema criminale, ma come un paesaggio morale in cui l’omertà diventa corresponsabilità. Tamburini firma un’opera asciutta, fisica, che intreccia cinema di genere e denuncia sociale, riportando al centro la scelta di non voltarsi dall’altra parte.

Con questo lavoro, il regista fiorentino conferma la sua poetica: raccontare le crepe nascoste della contemporaneità attraverso storie dure, umane e profondamente radicate nel territorio.

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Last modified: Novembre 28, 2025
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