Livorno — Nessun cambio di rotta: Pam ha confermato i licenziamenti dei tre dipendenti storici di Livorno e Siena al centro della protesta sollevata nelle ultime settimane. È questo, secondo Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, l’esito del confronto avvenuto a Roma tra azienda e sindacati, concluso senza alcuna apertura.
di Benedetta Rubini
La vicenda nasce dagli allontanamenti di tre lavoratori con molti anni di servizio alle spalle, licenziati dopo una lunga serie di richiami disciplinari definiti dalle sigle «assurdi e sproporzionati» e dopo il contestato “test del carrello”. Secondo i sindacati, la prova consisterebbe nell’occultamento di merce da parte di ispettori interni per verificare l’attenzione dei cassieri: chi non individua l’anomalia rischierebbe direttamente il licenziamento. Un meccanismo «non conforme alle regole» e percepito come un vero tranello, spiegano le organizzazioni dei lavoratori, che denunciano una gestione punitiva e priva di tutela.
Nel mirino finisce anche il ricorso massiccio alle casse automatiche, dove un solo addetto deve controllare più postazioni, mentre gli ammanchi – sostengono i sindacati – sembrano bilanciati dal risparmio sul personale. Le tre sigle parlano apertamente di una strategia mirata a colpire chi ha maggiore anzianità, condizioni di salute tutelate o limiti fisici. Un quadro che, a loro avviso, configura una selezione interna basata esclusivamente sulla produttività.
L’incontro romano si sarebbe svolto in un clima teso, aggravato – denunciano ancora i sindacati – dalla presenza di personale di sicurezza e presunti funzionari di polizia, interpretata come un tentativo di pressione. Un episodio definito «grave e inaccettabile», che lascia il confronto in una fase di forte conflittualità.
Last modified: Novembre 22, 2025







